Territorio

Lo sfregio ai murales di Piskv: un atto di vandalismo che ferisce il quartiere

Lo sfregio ai murales di Piskv: un atto di vandalismo che ferisce il quartiere

Ci sono messaggi sui muri che raccontano qualcosa, che lasciano un segno nella coscienza collettiva. Sono parole di lotta, di satira, di memoria. Poi ci sono gesti anonimi e sterili, che non evocano nulla se non il degrado di un pensiero assente anch'esso in parte vittima della società.

È questo il caso dello sfregio ai murales di Furio (Carlo Verdone) e del Marchese del Grillo (Alberto Sordi) alla Pineta Sacchetti, un atto privo di senso, incapace persino della più leggera estetica della ribellione, quella che in passato ha trasformato le superfici urbane in pagine di storia.Le opere di Piskv, site in via Innocenzo VI, non sono solo decorazioni urbane.

Sono parte di una narrazione più ampia, un tentativo di riempire gli spazi pubblici con immagini che dialogano con la città. La street art, come fenomeno globale, ha sempre cercato di dare voce a luoghi trascurati, trasformandoli in centri di espressione.

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Per ora abbiamo perso tutti, ma la battaglia qual era?

Sfregiarli significa colpire un'identità collettiva, smantellare il fragile equilibrio tra arte e territorio che questi interventi cercano di costruire. Significa anche confermare una deriva: il passaggio da una cultura della dissidenza capace di elevare anche un gesto vandalico a una sottocultura della distruzione fine a sé stessa.

Le voci del quartiere sono unanimi nella sostanza: la vecchietta dagli occhi buoni lamenta la mancanza di sicurezza, un ragazzo dal passo veloce incolpa i tossici, una signora si scaglia verbosa sulla goliardia futile dei ragazzini, ma al di là del colpevole dovremmo interrogarci su un disagio sociale che non ha cura del bello comune, che non sa più raccontarsi o nel nulla lo fa fin troppo.

Per ora abbiamo perso tutti, ma la battaglia qual era?

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